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NEWS 2024

Maggio 2024

Sotto la lente dell'UE: il caso di greenwashing di un noto reseller mondiale

Secondo le norme EU, le imprese sono tenute a fornire informazioni veritiere ai consumatori e a evitare di fornire informazioni ingannevoli per influenzare le loro scelte.

Queste regole si applicano anche ai claim di sostenibilità ambientale, vietando così il cosiddetto "greenwashing", ovvero la pratica di vantare falsamente dei benefici ambientali connessi al prodotto.

 

A partire dal 15 aprile, un noto rivenditore ecommerce globale eliminerà tag e claim di sostenibilità fuorvianti o non circostanziati, come generici loghi di foglie e alberi. Al loro posto, la piattaforma ha dichiarato di voler fornire informazioni chiare sul prodotto specifico, come ad esempio la percentuale di materiali riciclati utilizzati.


Il pressing della Commissione UE sul vendor è stato decisivo per giungere a questo accordo.

Tutto è iniziato nel 2022 in Norvegia, quando il rivenditore online ha ricevuto il Greenwashing Award dall’Associazione Nazionale per la Tutela dei Consumatori proprio per via del filtro di sostenibilità erroneamente impostato.

A seguito della notizia, la CPC (Consumer Protection Cooperation Network), una rete di autorità responsabili dell'applicazione delle leggi dell'UE sulla protezione dei consumatori, coordinata dalla Commissione UE e dalle autorità di quattro paesi: Germania, Danimarca, Norvegia e Svezia, ha avviato una azione nei confronti del reseller.

Così l’Azienda si è impegnata a rivedere la propria comunicazione e la qualità delle informazioni sul tema della sostenibilità da fornire ai propri utenti. E’ inoltre tenuta a fornire un resoconto dettagliato sull'effettiva attuazione degli impegni assunti.

Successivamente, la rete di Cooperazione per la Protezione dei Consumatori (CPC) condurrà una valutazione sulla conformità dell'implementazione degli impegni da parte dello stesso.

Qualora fosse ritenuto necessario, la CPC avrà modo di applicare delle azioni correttive, come l'applicazione di sanzioni pecuniarie o la rimozione di contenuti non conformi.

 

Nel dettaglio è stato richiesto al reseller di:

  1. Rimuovere la bandiera di sostenibilità inizialmente utilizzata da tutte le pagine web.

  2. Rimuovere tutti gli indicatori ambientali fuorvianti accanto ai prodotti (come una foglia o un albero).

  3. Non utilizzare più il termine "sostenibilità", o altri termini ingiustificati che indicano un beneficio ambientale e/o etico. Il brand fornirà informazioni chiare sul prodotto specifico, ad esempio la percentuale di quanto materiale riciclato viene utilizzato.

  4. Rimuovere le icone e il termine "sostenibilità" anche dal filtro e permettere ai consumatori di filtrare e selezionare i prodotti in base a specifiche qualità del prodotto.

  5. Fornire informazioni chiare e specifiche sui benefici ambientali e/o etici del prodotto nella pagina dettagli prodotto.

  6. Rivedere la "Pagina della sostenibilità" introducendo due nuove pagine web: una con maggiori informazioni sugli standard del prodotto e una con informazioni sugli approcci e le strategie di sostenibilità del vendor.

  7. Assicurarsi che le dichiarazioni ambientali siano basate su aspetti significativi per l'ambiente.

  8. Presentare una relazione sull'attuazione degli impegni presi, così da poter valutare come il reseller abbia implementato gli impegni e, se necessario, far rispettare la conformità, ad esempio, imponendo multe o rimuovendo contenuti.

 

Questa vicenda anticipa, e ci parla, dei rafforzamenti che L'Unione Europea sta attuando sul proprio quadro giuridico per contrastare le affermazioni ambientali fuorvianti.

In questo contesto, la Commissione Europea ha presentato delle direttive verticali sul tema.

Innanzitutto, la Direttiva per l'empowerment dei consumatori nella transizione verde, che è stata approvata dal Parlamento Europeo a gennaio 2024 e dal Consiglio a febbraio 2024.

Queste nuove normative apportano modifiche alla Direttiva sulle Pratiche Commerciali Sleali, introducendo regole specifiche mirate a prevenire il greenwashing, e alla Direttiva sui Diritti dei Consumatori, per garantire che i consumatori ricevano informazioni accurate sulla durabilità e riparabilità di un prodotto prima di acquistarlo.

In secondo luogo, la Commissione ha proposto una Direttiva sulla giustificazione delle affermazioni ambientali, che mira a semplificare le scelte di acquisto sostenibili per i consumatori e a impedire alle aziende di fare affermazioni ingannevoli sui meriti ambientali dei loro prodotti e servizi.

Approfondiremo queste novità nei prossimi articoli.”

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